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5 giochi Pokémon dimenticati

Il franchise di Pokémon è ormai diventato parte integrante della cultura popolare mondiale.

Il fenomeno è nato nel settore dei videogiochi, ma i numerosi adattamenti anime, manga e cinematografici, senza considerare l’infinità di prodotti di merchandise rilasciati nel corso degli anni, hanno contribuito a rendere i Pokémon un elemento cardine dell’universo geek in senso lato.

Proprio in virtù del grande successo del franchise, in grado di registrare decine di milioni di copie vendute all’uscita di ogni nuovo titolo della saga principale, fa strano pensare che ci sia qualcosa di poco conosciuto che lo riguarda. Eppure è così: soprattutto nei primi anni di vita della serie, sono usciti molti giochi che non sono mai arrivati in Europa, o che comunque hanno riscosso un successo talmente limitato che ha portato anche i più appassionati a dimenticarsene.

In questo articolo andremo quindi a vedere quali sono alcuni dei giochi dimenticati di Pokémon, senza un particolare ordine.

Pokémon Verde (Game Boy, 1996)

Pokémon Verde

La storia di Pokémon Verde è probabilmente quella più conosciuta tra i fan di lunga data: questa sarebbe la terza versione dei titoli originali, al fianco di Rosso e Blu, anche se in realtà la faccenda è un po’ più complessa di così.

Pokémon Rosso e Verde furono infatti le prime versioni rilasciate in Giappone, il 27 febbraio 1996, con Pokémon Blu che arrivò solamente il 15 ottobre dello stesso anno. E non finisce qui: Pokémon Blu rappresentava una sorta di versione rivista e migliorata (sebbene solo marginalmente) dei giochi originali, e fu proprio su questa revisione che vennero basati i Pokémon Rosso e Blu che vennero rilasciati in Europa solamente nel 1999.

Proprio come le altre versioni, anche Pokémon Verde presenta dei Pokémon esclusivi, che rappresentano la differenza principale rispetto agli altri giochi. Inoltre, se il gioco viene avviato su un Game Boy Color, lo schermo presenta una palette dominata dal colore verde, mentre le altre versioni hanno rispettivamente rosso e blu come palette di colori dominanti.

Insomma, il gioco ha poco di non visto per chi ha già giocato Rosso e Blu, ma ciò che lo rende molto interessante per appassionati e collezionisti è che si tratta dell’unico gioco della serie principale mai rilasciato in occidente, ed è proprio questa caratteristica ad avergli fatto assumere, nel corso degli anni, uno status quasi leggendario.

E se sei un collezionista sfegatato di giochi Pokémon e altri titoli retrò esclusivamente giapponesi, potresti voler dare un'occhiata alla nostra vetrina per i giochi retrò giapponesi!

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Pocket Monster Stadium (Nintendo 64, 1998)

Pocket Monster Stadium

Pocket Monster Stadium è un altro titolo rimasto confinato esclusivamente al Giappone, e che non deve essere confuso con il Pokémon Stadium che conosciamo noi occidentali. Questo è infatti il vero primo capitolo della sotto-saga Stadium, e proprio per distinguerlo dall’episodio con lo stesso titolo uscito in Europa (che sarebbe in realtà il sequel) viene talvolta chiamato dai fan Pokémon Stadium Zero.

L’idea di fondo rimane la stessa degli altri episodi: si tratta di uno spin-off incentrato sulle battaglie, dove i giocatori possono sfidare degli avversari controllati dalla CPU in una serie di tornei. Una parte degli avversari presenti nel gioco è basata sui reali partecipanti alla Nintendo Cup ’97, una competizione annuale che si teneva in Giappone all’epoca.

Ciò che rende il gioco ancora più curioso è che ci sono solamente 40 Pokémon disponibili; soltanto con il sequel (quello che noi conosciamo come Pokémon Stadium) sarebbero diventati utilizzabili tutti i 151 Pokémon della prima generazione. In realtà, almeno una parte dei Pokémon sarebbe stata aggiunta tramite un’espansione per Nintendo 64DD; tuttavia, la cancellazione della periferica portò anche alla rinuncia a questi piani, nonostanti alcuni Pokémon non presenti nel gioco possano essere visti durante i titoli di coda dei tornei.

Pokémon Card GB2: Great Rocket-Dan Sanjo! (Game Boy Color, 2001)

Pokémon Card GB2

Rimaniamo in tema di giochi esclusivi per il Giappone con Pokémon Card GB2: Great Rocket-Dan Sanjo!, sequel del primo episodio dedicato al gioco di carte, uscito sempre su Game Boy Color anche in occidente. Questo capitolo espande il predecessore sotto tutti i punti di vista, consegnando ai fan del TCG un gioco aggiornato, con nuove carte, una nuova storia e anche una nuova protagonista.

All’inizio del gioco, infatti, i giocatori possono scegliere tra due personaggi: Mark, già protagonista del primo episodio, e Mint, personaggio femminile che fa qui la sua prima ed unica comparsa. La storia del gioco vede l’arrivo di un nuovo gruppo di antagonisti, conosciuto come il Team Great Rocket, ed è ambientata in due location: TCG Island, la regione del primo episodio, e GR Island, nuova isola introdotta in questa avventura.

Oltre a questo, vengono aggiunte anche nuove carte, ispirate al quarto set del TCG dedicato al Team Rocket. Parlando di carte, il gioco venne rilasciato con due carte promozionali incluse nella confezione: Great Rocket’s Mewtwo e Lugia.

Nonostante inizialmente si pensasse ad un rilascio in occidente, complice il fatto che il primo episodio era stato distribuito sia in America che in Europa, il gioco non lasciò mai il Giappone, diventando così oggi un oggetto molto ambito dai collezionisti appassionati di Pokémon.

Hey You, Pikachu! (Nintendo 64, 1998)

Hey You Pikachu

Rilasciato nel 1998 in Giappone e uscito successivamente anche in America (ma non in Europa), Hey you, Pikachu! è uno dei titoli più particolari dell’intero franchise. È difficile classificare il gioco in quanto a genere; probabilmente la definizione più corretta è quella di un virtual pet simulator, ma mancano diversi aspetti fondamentali di questo genere.

Il focus del gioco sono infatti le interazioni con Pikachu: il giocatore deve passare 365 giorni virtuali con lui, accompagnandolo in attività diverse in base alla giornata, rappresentate da semplici minigiochi.

Buona parte delle interazioni avviene tramite la Voice Recognition Unit (VRU), una periferica che permette al gioco di registrare gli input vocali dell’utente. Ovviamente, il bacino di parole riconosciute è limitato: stiamo parlando di 256 parole. Si tratta comunque di una caratteristica davvero unica per l’epoca, soprattutto se consideriamo che solamente un altro gioco oltre a questo utilizzò la VRU della console.

Sebbene sia difficile consigliare il gioco per le sue qualità ludiche – dopotutto stiamo parlando di un titolo senza pretese, chiaramente indirizzato ad un pubblico giovanissimo – si tratta comunque di un curioso pezzo di storia del franchise, che vale la pena di essere riscoperto per la sua unicità.

Pokémon Mini (2001)

Pokémon Mini

Pokémon Mini rappresenta qualcosa di davvero unico: non stiamo parlando infatti di un singolo gioco, ma di una vera e propria minuscola console portatile, dedicata esclusivamente a giochi Pokémon.

La console venne rilasciata anche in Europa e in America, ma lo scarso successo ottenuto in occidente portò velocemente all’interruzione della distribuzione; in Giappone la sua vita fu leggermente più lunga, e vide l’arrivo di un maggior numero di giochi per questo.

In totale, la console ricevette dieci giochi in Giappone, cinque dei quali arrivarono anche in Europa come titoli di lancio. I generi coperti sono numerosi: party game, racing, puzzle, avventura e altro ancora.

Nonostante le caratteristiche tecniche della piattaforma fossero basilari per l’anno di uscita (stiamo parlando di un Game Boy in miniatura uscito un anno dopo il Game Boy Advance), essa aveva comunque delle caratteristiche interessanti, tra cui un orologio interno funzionante, un sensore di movimento, una funzionalità rumble e la possibilità di connettersi ad altre console per sessioni multiplayer senza l’utilizzo di cavi.

I giochi rilasciati sono poco più di semplici minigiochi, ma ciò nonostante il Pokémon Mini rappresenta sicuramente uno degli esperimenti più interessanti condotti dalla compagnia nel corso degli anni.

Oggi è diventato un ambito pezzo da collezione, grazie anche al fatto di essere disponibile in tre colorazioni: azzurro Whooper, verde Chickorita e viola Smoochum.

Per quanto non sia facilissimo trovare un Pokémon Mini in buone condizioni, il mercato giapponese delle console usate è una vera miniera d'oro per i collezionisti! Per cominciare, puoi provare a dare un'occhiata alla nostra vetrina per gli annunci di console retrò rare dal Giappone.

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Conclusione

Il futuro della saga di Pokémon continua ad essere radioso: i giochi continuano a vendere, il TCG sta godendo di una rinnovata popolarità, ed esperimenti come Detective Pikachu hanno permesso di conquistare anche territori prima inesplorati per il franchise.

In attesa di scoprire cosa ci riserva il futuro della saga, però, è sempre piacevole guardarsi indietro, per riscoprire tutti quei tasselli che hanno costruito questa lunga storia, alcuni dei quali vengono talvolta dimenticati, come quelli che vi abbiamo proposto nel nostro approfondimento.

PS:sapevi che quello dei Pokémon non è l'unico franchise ad avere delle perle di retrogaming un po' dimenticate?


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Articolo| 21/03/2025 |

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