Yu-gi-oh! è senza dubbio uno dei giochi di carte collezionabili giapponesi più di successo della storia.
Il gioco pubblicato da Konami ottenne addirittura il primato come gioco di carte collezionabili più venduto nel 2009, superando quell'anno Pokémon e Magic The Gathering.
Ma sapevi che inizialmente Yu-Gi-Oh non era nemmeno un gioco, e che esiste una serie di carte Yu-Gi-Oh rarissime pubblicata nientemeno che da Bandai?
Se sei curioso di saperne di più sulla nascita di questo gioco leggendario, continua a leggere!
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In principio: il manga sul "Re dei Giochi"
"Yu-Gi-Oh": ti sei mai chiesto cosa voglia dire?
Forse avrai pensato che sia semplicemente un'azzeccato composto di tre parole che gioca sul nome del protagonista della prima serie anime, Yugi Mutō.
Ma il nome "Yu-gi-oh", che si scrive 遊戯王 in giapponese, è in realtà un'espressione traducibile piuttosto letteralmente come "il Re dei Giochi".
E proprio i giochi sono il tema principale del manga, edito da Shueisha a partire dal 1996 e all'inizio poco conosciuto anche in Giappone, da cui in seguito nascerà il leggendario gioco di carte collezionabili. Ma andiamo con ordine.
Copertina Shonen Jump prima puntata di Yu-Gi-Oh!
Riassumendo brevissimamente la trama del manga, il giovane e timido liceale Yugi Mutō rimette insieme il leggendario artefatto noto come "Millennium Pendant" (aka il "Millennium Puzzle") e viene posseduto dallo spirito di quello che si scoprirà essere un antico faraone egizio, Atem.
Grazie all'effetto della possessione, Yugi può liberare un proprio alter ego sicuro di sé, dal nome di Yami Yugi, che sfida bulli e altri nemici nei cosiddetti "Giochi delle Ombre".
Nel manga, i Giochi delle Ombre sono i più disparati, andando dal labirinto, al gioco del silenzio, all'indovinello, ad un gioco di carte collezionabili.
E proprio questo gioco, chiamato nell'opera "Duel Monsters" (all'inizio noto anche come "Magic & Wizards") doveva comparire inizialmente nel manga solo in un mini arco narrativo composto di due episodi; il successo del primo di questi, che iniziò a portare al manga molta più attenzione di quella che aveva ricevuto fino a quel momento, convinse l'autore Kazuki Takahashi a concentrare il plot del manga sempre più attorno al gioco di carte collezionabili di Duel Monsters.
Primo duello di Duel Monsters tra Seto Kaiba e Yami Yugi
E fu così che nacque il binomio tra "Il Re dei Giochi", Yu-Gi-Oh, e le carte collezionabili.
La prima forma del gioco: l'edizione Bandai
Sulla scia del successo che il manga di Shueisha aveva iniziato ad avere, nel 1998 Toei Animation decise di creare un adattamento anime dell'opera.
Composta di 27 episodi, questa prima serie dedicata all'opera di Kazuki Takahashi andò in onda dall'aprile 1998 all'ottobre dello stesso anno.
Scena dell'anime Yu-Gi-Oh! di Toei Animation
Intuendo le potenzialità del franchise, Bandai ottenne dalla Toei Animation i diritti per creare del merchandise dedicato a Yu-Gi-Oh, il cui principale prodotto era proprio un gioco di carte collezionabili da rilasciare in concomitanza all'uscita del primo episodio dell'anime di Toei.
Fu pubblicata così da Bandai la prima generazione del gioco di carte collezionabili, contenente 42 carte. Seguirono una seconda (46 carte) e terza generazione (30 carte), che portarono il totale di carte dell'edizione Bandai di Yu-Gi-Oh! a 118 carte.
Carta Yu-Gi-Oh! Bandai Yugi Muto
Le carte Yu-Gi-Oh! edizione Bandai erano sia disponibili in negozi specializzati in giochi e giocattoli, che acquistabili in appositi gachapon in pacchetti di 3 carte l'uno.
I giocatori moderni di Yu-Gi-Oh! potrebbero pensare che il numero di carte della serie Bandai sia decisamente insufficiente a creare delle strategie degne di nota, ma bisogna notare che le regole del gioco targato Bandai erano estremamente semplici.
Riassumendo la meccanica generale del gioco, i giocatori dovevano mettere in campo simultaneamente una monster card per volta, compararne le statistiche e vedere quale delle due era la più forte.
La carta sconfitta veniva messa da parte e, una volta esaurito il deck, si contava il numero di punti ottenuti da ciascun giocatore, equivalente al livello dei mostri sconfitti da ciascuno.
Pur disponendo di opzioni come Monster e Character card provviste di effetti speciali, carte trappola, incantesimo e equip card, il gioco rimaneva effettivamente piuttosto semplice.
Forse perché la semplicità del gioco non aveva creato grandi entusiasmi, o per via dell'avvicinarsi della conclusione dell'anime di Toei (che terminò nell'ottobre 1998), Bandai non proseguì con il rilascio di ulteriori espansioni del gioco, con i diritti sull'opera di Yu-Gi-Oh! acquistati nel frattempo da Konami.
Entra in gioco Konami
Le prime opere realizzate da Konami attorno al franchise di Yu-Gi-Oh! non erano carte collezionabili, bensì due videogiochi per PlayStation 1 e Game Boy rispettivamente: Yu-Gi-Oh! Monster Capsule: Breed and Battle e Yu-Gi-Oh! Duel Monsters.
Il gioco per PlayStation non era neppure basato sul gioco di carte, essendo invece un port del Capsule Monster Chess Game che compare nel manga originale di Yu-Gi-Oh.
Screenshot del gioco "Yu-Gi-Oh! Breed and Battle" di Konami
Il gioco Yu-Gi-Oh per Game Boy invece, è chiaramente ispirato al gioco di carte del manga (Duel Monsters) e conta 315 mostri normali più 50 spell cards.
Accanto alla versione digitale, ogni copia del videogioco di Yu-Gi-Oh! Duel Monsters veniva con tre carte selezionate in modo randomico da un set di 10 carte così composto:
Queste 10 carte si aggiungevano ad altre carte promozionali dedicate al gioco Konami per PlayStation, portando così ad un totale di 21 carte, di cui 18 Monster Cards e 3 Spell Cards, stampate con un layout piuttosto differente da quello del gioco di carte Konami che conosciamo oggi, che sarebbe stato lanciato nel 1999.
Così, in quello che sembra più un porting del videogioco per Game Boy che del manga o del primo adattamento anime, nasceva lo Yu-Gi-Oh Official Card Game (OCG).
Era il 4 febbraio 1999, e da lì la fama del gioco sarebbe andata solamente ad aumentare, rafforzata anche da una nuova serie anime, Yu-Gi-Oh! Duel Monsters, prodotta da Studio Gallop e NAS (Nihon Ad Systems) e adattata in inglese da 4Kids Entertainment.
La nuova serie andò in onda dal 2000 al 2004 e contribuì a far conoscere Yu-Gi-Oh al di fuori del Giappone: era tempo per il gioco di carte collezionabili di sbarcare in America.
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Espansione all'estero: la controversia Konami / Upper Deck Entertainment
Nel 2002, faceva il suo esordio negli Stati Uniti d'America lo Yu-Gi-Oh! Trading Card Game (TCG).
Prodotto dalla californiana Upper Deck Entertainment su licenza e direzione di Konami, lo Yu-Gi-Oh! Trading Card Game si rivelò un grande successo anche in Nord America e venne presto portato in Europa e nei paesi dell'America Latina; il successo del gioco su vari mercati portò alla traduzione di carte in francese, tedesco, portoghese e spagnolo.
Fato interessante, la localizzazione del gioco nelle varie lingue portò ad interessanti modifiche rispetto all'edizione OCG giapponese, con il cambio di nomi di carte e categorie di mostri per renderli più appetibili sui nuovi mercati (per esempio, modificando la traduzione letterale di "Black Magician" in "Dark Magician") e modificando l'artwork di alcune carte per renderle meno esplicite ed eliminando o rendendo meno realistici riferimenti al fumo, alcolismo, morte, armi da fuoco e alla religione.
La versione giapponese è spesso più realistica.
Versione inglese di "Proton Blast", più cartoonesca.
In origine, il contratto di licenza di Upper Deck Entertainment doveva durare per una decina di anni, ma voci riguardo la presenza di carte contraffatte vendute da un distributore americano di carte Yu-Gi-Oh, Vintage Sports Cards, portò alla scoperta che tali carte sembravano essere state fornire dal licenziatario Upper Deck Entertainment, portando così ad una battaglia legale tra quest'ultima e Konami.
Tralasciando i dettagli della vicenda legale (per quanto molto interessanti!) eventualmente Konami ottene il controllo totale della produzione, distribuzione e assistenza clienti per Yu-Gi-Oh! TCG nel 2009, prima della scadenza del contratto di licenza.
In quello stesso anno, lo Yu-Gi-Oh! TCG entrava nel Guinness dei primati come il gioco di carte collezionabili più venduto al mondo, con 22.5 miliardi di carte vendute.
L'edizione OCG e TCG divergono sempre di più
Oltre alle differenze nel linguaggio e nell'artwork usato tra alcune carte di Yu-Gi-Oh TCG rispetto a OCG, che abbiamo evidenziato più sopra, i giocatori di Yu-Gi-Oh! sapranno che non è possibile usare le carte delle due versioni OCG e TCG insieme nei tornei.
Un torneo di Yu-Gi-Oh! TCG in Europa. Immagine Konami.
Per quanto non siano noti tutti i motivi per i quali Konami abbia voluto tenere separate le due versioni del gioco, una delle possibili spiegazioni è quella per la quale la versione giapponese di Yu-Gi-Oh! è considerata come la "pioniera" di nuove carte e meccaniche di gioco, da estendere poi in un secondo momento alla versione TCG.
Tuttavia, è da notare che gli appassionati del gioco hanno segnalato in più occasioni una divergenza sempre più grande tra Yu-Gi-Oh! OCG e TCG a partire dal 2013, con la separazione delle Forbidden e Limited list delle versioni TCG e OCG.
Alla differenziazione sempre più grande tra il metagame delle due versioni di Yu-Gi-oh, si affiancherebbe una differenza tra la qualità della produzione tra OCG e TCG.
Versione TCG
Versione OCG
Per quanto le carte delle due versioni hanno sempre avuto delle differenze visive (anche per quelle carte nel cosiddetto "Asian English"), giocatori e collezionisti delle aree TCG hanno segnalato come il peso e lo spessore del cartoncino usato per le carte, gli effetti olografici, ma anche l'impacchettamento e la distribuzione delle carte rare non siano all'altezza della versione OCG.
Non entreremo in questa polemica, ma è sufficiente fare un giro sui thread dedicati su Reddit per notare che effettivamente sembrano esserci delle differenze notevoli tra le carte di Yu-Gi-Oh! TCG e OCG.
Conclusione: qual è il futuro di Yu-Gi-Oh?
La storia delle origini di Yu-Gi-Oh!, fatta di occasioni mancate (da parte di Bandai), di cambi di direzione, ma anche di un immenso successo, sembra essere molto vicina alla situazione attuale del gioco: da una parte oggetto di critiche da parte dei giocatori (soprattutto nella versione TCG), ma pur sempre uno dei giochi di carte collezionabili più diffusi al mondo, con una base di giocatori che si è comunque allargata durante gli ultimi anni anche grazie al ritrovato interesse verso i TCG avvenuto durante la pandemia.
Riuscirà il gioco di carte di Yu-Gi-Oh! a risolvere i suoi problemi e diventare ancora più grande?
Questo non possiamo saperlo, ma siamo sicuri che sarà una storia interessante.
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