Tra i vinili più rari e preziosi prodotti in Giappone troviamo alcune perle della musica mondiale come The Piper At The Gates Of Dawn dei Pink Floyd, White Album dei Beatles e God Save The Queen dei Sex Pistols. Ma solo gli appassionati di musica italiana più navigati tra di voi sapranno che anche alcuni artisti italiani hanno inciso sui pregiati vinili giapponesi.
Come sanno bene gli appassionati - e specialmente i collezionisti di LP - i vinili prodotti in Giappone appartengono ad una categoria superiore: dalla qualità del vinile in sé, alle proprietà sonore, passando per un packaging impeccabile ed unico e le caratteristiche fascette promozionali obi, possederne almeno uno non può che essere un gran vanto.
Fra tutti gli artisti italiani che hanno avuto grande successo in Estremo Oriente a partire dagli anni '60, ne abbiamo scelti alcuni per voi, li conoscevate già?
ORIETTA BERTI
L'Usignolo di Cavriago è sicuramente una delle più grandi protagoniste della musica italiana di tutti i tempi e nella sua carriera sessantennale ha venduto decine di milioni di dischi in tutto il mondo.
È molto improbabile che qualcuno di voi si sia perso il suo prepotente ritorno alla ribalta, grazie al tormentone estivo dello scorso anno Mille, con Fedez e Achille Lauro, ma sapevate che tra gli anni '60 e '70 Orietta Berti ha fatto sognare anche il pubblico giapponese?
Il suo primo singolo a sbarcare sul mercato del Paese del Sol Levante nel 1965 è il 45 giri Tu sei quello / Se per caso, seguito poi a stretto giro da altri dodici 7 pollici nel corso di una decina di anni, tra cui i suoi brani più noti, come Fin che la barca va, Quando l'amore diventa poesia e Io tu e le rose. A partire dal 1970 ha inciso anche alcuni 33 giri e poi diverse compilation dei maggiori successi.
Ecco qui una bellissima cover di Tu sei quello della bravissima cantante giapponese Hiromi Iwasaki.
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GIGLIOLA CINQUETTI
Gigliola Cinquetti è stata la prima artista italiana a vincere l'Eurovision Song Contest nel 1964 e a diventare celebre in tutta Europa, ma anche la fama che ha raggiunto in Giappone non è affatto trascurabile.
La sua Non ho l'età è giunta in Giappone con il titolo Yumemiru omoi ed è stata poi seguita da altri 33 singoli di successo, di cui molti cantati in lingua giapponese: tra le imperdibili, vi consigliamo Dio come ti amo (Aiwa Kagirinaku) e Rose nel buio (Bara no kototsuke).
Non solo LP per Gigliola, che conquista anche i palchi esibendosi dal vivo fin dal 1965 a Tokyo e Osaka: la sua ultima tournee nel Sol Levante risale appena al 2017!
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JOHNNY DORELLI
Se vi capitasse di trovarvi in un karaoke giapponese, sbirciate bene tra gli artisti stranieri perché potreste imbattervi in una delle canzoni vincitrici di Sanremo più famose di sempre: L'immensità di Johnny Dorelli - con il titolo giapponese Namida ni saku hana.
Ebbene sì, dopo essersi formato negli Stati Uniti e aver raggiunto la celebrità in Italia come musicista, attore e showman a tutto tondo, Johnny Dorelli ha tentato la fortuna anche in Estremo Oriente, pubblicando proprio nel 1967, subito dopo la vittoria sanremese, un 45 giri in Giappone sotto l'etichetta Seven Seas.
La canzone fu molto amata, ma la carriera giapponese di Dorelli, diversamente dagli altri artisti di cui abbiamo parlato finora, si fermò qui. Allo stesso tempo però ottenne notorietà in Corea del Sud con la versione italiana de L'immensità, quindi possiamo parlare in ogni caso di un lieto fine per questa sua esperienza asiatica!
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MILVA
Contrariamente a Johnny Dorelli, la Pantera di Goro non si è fermata certo alla prima canzone, anzi: la sua carriera in Giappone è stata a dir poco sfavillante!
Tra il 1962 e il 1986 ha pubblicato 52 singoli su 45 giri, tutti di grande successo, tra cui citiamo La risposta, Una sera di Tokyo e Nessuno di voi.
Dal 1972 al 2009 Milva ha esportato addirittura 69 album e nel 1987 ha fatto una tournée nipponica con ben nove tappe. Milva non si è solo limitata ad esibirsi con le proprie canzoni, ma si è anche messa alla prova con cover di noti brani giapponesi, dimostrando tutto il suo talento e la sua duttilità artistica.
Che ne pensate della sua personale versione di Ningyō no Ie di Mieko Hirota?
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CLAUDIO VILLA
Con i suoi acuti iconici e i 45 milioni di dischi venduti in tutto il mondo, Claudio Villa è senz'altro uno dei protagonisti della scena musicale italiana tra gli anni '60 e '80.
Vi stupirà forse sapere che il Reuccio amava molto il Giappone e vi debuttò dal vivo proprio grazie a Milva, con cui tenne un concerto a Tokyo nel 1967 - godetevi questo brano tratto dall'esibizione live, Yoake no uta, ma la sua voce era già approdata nel Paese del Sol Levante nel 1961 con l'LP della versione giapponese di Amour, Mon Amour, my Love.
Anche le sue canzoni in italiano ebbero un buon successo, una delle più amate è sicuramente Non pensare a me: ecco qui una cover della bravissima artista giapponese Ito Yukari.
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LORETTA GOGGI
Amatissima in molti paesi per la sua incredibile bravura e versatilità, anche Loretta Goggi ha fatto una capatina in Estremo Oriente.
Nel 1971, infatti, ha inciso esclusivamente per il mercato giapponese un LP contenente le tracce Dolce e Triste e Non c'è uomo.
Il lato A contiene la prima canzone cantata in lingua giapponese con il titolo Amai kanashimi, sul lato B invece la seconda è stata re-intitolata in francese Un jour l'amour, ma si tratta della versione in italiano.
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ALESSANDRA MUSSOLINI
Piuttosto controversa come personaggio televisivo, e nota principalmente per essere stata una politica ed un'europarlamentare, non tutti sanno che Alessandra Mussolini ha anche un passato da cantante… ma solo in Giappone! Nel 1982, infatti, ha inciso il suo primo e unico album, dal titolo Amore proprio nel Paese del Sol Levante.
LP di 8 tracce, di cui due in lingua giapponese, alcune in inglese e le altre in italiano, Amore è stato pubblicato dall'etichetta discografica Alfa e prodotto dal famoso attore e cantante giapponese Mickey Curtis.
Divenuto ben presto introvabile, il suo valore tra i collezionisti è aumentato esponenzialmente, fino ad essere venduto nel 2000 al prezzo shock di 10 milioni di lire.
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MINA
Certamente all'appello non poteva mancare lei, la superdiva Mina. Tra il 1958 e il 1967 la Tigre di Cremona ha infatti inciso molte canzoni di altre lingue, tra cui diverse in giapponese.
Pensate che la sua canzone Un buco nella sabbia, uscita nel 1964 ed esportata sul mercato nipponico con il titolo Suna ni kieta namida arrivò prima in classifica nel Paese del Sol Levante facendo sì che Mina fosse nominata Migliore Artista Internazionale.
Tra gli altri LP di successo pubblicati in Giappone troviamo Wakare (Un anno d'amore), Kanashimi wa sora no kanatani (Sette mari) e Anata to watashi (Tu ed io).
Nel 2000 è stato inciso in Italia Mina in the world, album in cui sono raccolte tutte queste canzoni più altre in diverse lingue: non sarà certo un'edizione pregiata come i singoli originali giapponesi, ma è forse l'unico modo per mettere facilmente le mani su queste bellissime canzoni, perché quegli LP oltre essere ormai rarissimi, possono raggiungere cifre importanti!
Vi lasciamo con un'ultima chicca: Parole parole cantata in giapponese… ma non da Mina! Godetevi questo tributo - forse un po' buffo - che le è stato fatto dagli artisti Akiko Nakamura e Toshiyuki Hosokawa nel 1973!
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